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Dolce: la sfida dell’alta moda a Roma, la città impossibile

Federico Luporini 23 Marzo 2025

Roma, la città eterna, è spesso vista come un palcoscenico impossibile per la moda, specialmente per chi proviene da terre lontane come la Sicilia. Domenico Dolce, co-fondatore del celebre brand Dolce & Gabbana, ha recentemente condiviso la sua visione e la sua esperienza in un incontro a Roma durante la manifestazione “Forma – Prospettive di Moda, Arte e Creatività”. Questo festival, tenutosi il 21 e 22 marzo, ha riunito le accademie di moda della capitale, offrendo un’importante piattaforma per i giovani talenti del settore.

la scoperta di roma

“Da siciliano, non conoscevo Roma”, ha dichiarato Dolce, evidenziando il suo sorprendente arrivo nella capitale. “Roma per me e per Stefano era una città impossibile per una sfilata, perché pensavamo a tante location dell’impero romano”. Tuttavia, grazie all’intervento dell’assessore Alessandro Onorato, Dolce ha scoperto il Palazzo delle Esposizioni, un luogo che ha descritto come “meraviglioso” per ospitare la sua mostra “Dal Cuore alle Mani”. Questa esposizione, già presentata a Milano nel 2024 e attualmente a Parigi fino al 31 marzo, ha riscosso un enorme successo, attirando folle di visitatori.

A Roma, dal 13 maggio al 13 agosto, la mostra si arricchirà con una nuova sezione chiamata “Anatomia Sartoriale”, dove il pubblico potrà scoprire i dettagli nascosti di un abito firmato Dolce & Gabbana, esplorando la complessità e la cura artigianale che caratterizzano ogni creazione. L’interesse attorno alla mostra è emblematico della crescente attenzione verso l’artigianato di alta qualità, un tema che Dolce ha enfatizzato durante il suo intervento.

un festival di moda

La due giorni di “Forma” ha visto la partecipazione di importanti figure del mondo della moda, tra cui Giancarlo Giammetti e Maria Grazia Chiuri di Dior. Dolce ha chiuso il festival con una conversazione profonda e sincera, in cui ha condiviso le sue esperienze e la sua visione del mondo della moda. “Per me è la prima volta a Roma e la prima volta davanti a un pubblico così vasto”, ha confidato Dolce, inizialmente intimidito dalla platea gremita dell’Auditorium.

Man mano che raccontava le sue origini e i suoi inizi, il designer si è trasformato in un fiume in piena, portando il pubblico nel suo viaggio personale e professionale. Nato a Polizzi Generosa, un piccolo paese siciliano, Dolce ha rivelato che la sua passione per la moda è iniziata in tenera età grazie alla sua madre sarta. “Io non giocavo da piccolo con i trenini, ma con le pezze che avanzavano a mamma”, ha spiegato, sottolineando come le sue radici abbiano influenzato il suo percorso creativo.

l’importanza dell’espressione personale

Dolce ha affrontato il tema della formazione nel mondo della moda, affermando: “Ecco perché, vi dico, la scuola è un modello formativo, ma poi siete voi che dovete raccontare voi stessi attraverso quello che fate”. I suoi vestiti, ha spiegato, raccontano le sue esperienze, le sue gioie e i suoi amori, anche quando non sempre sono accolti con favore dalla critica.

Un momento particolarmente significativo del suo intervento è stato quando ha affrontato il rapporto complesso tra Dolce & Gabbana e la stampa. “So che non piacciamo alla stampa. Molti ci giudicano volgari”, ha dichiarato, ricordando un’intervista in cui gli è stato chiesto se un uomo non si vergognerebbe a portare a cena una donna in corsetto o in sottoveste. La sua risposta, ispirata ai ricordi della madre, ha messo in luce come il design e la moda possano essere percepiti in modi diversi, a seconda della sensibilità culturale.

Dolce ha poi ripercorso la storia del suo marchio, dalla prima sfilata nel 1985 fino alla nascita della loro linea di alta moda undici anni fa. “La nostra alta moda è nata con il desiderio di lasciare un segno. È il nostro artigianato”, ha affermato, ponendo l’accento sul valore degli artigiani, spesso trascurati nell’industria della moda attuale.

un futuro per l’artigianato

Questo evento e la mostra a Roma rappresentano un’importante opportunità per rinnovare l’attenzione sull’artigianato e sull’alta moda, sottolineando come, anche in una città storicamente difficile come Roma, la creatività e il talento possano trovare un luogo in cui esprimersi e brillare.

In conclusione, la visione di Dolce non solo celebra le radici artigianali della moda, ma invita anche le nuove generazioni di designer a riscoprire l’essenza della creatività, andando oltre il mero accessorio e abbracciando l’arte del vestire come una forma di espressione personale e culturale.

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