Chi era davvero Oppenheimer, l’uomo dietro la bomba atomica

La potenza del grande schermo, capace di alimentare la curiosità degli spettatori: chi era davvero J. Robert Oppenheimer?

“Ora sono diventato Morte, il distruttore di mondi” – così Christopher Nolan apre il vaso di Pandora e ci riporta al 1945, quando J. Robert Oppenheimer ultimò la realizzazione della bomba atomica. Spinto dalla passione per la fisica e dal desiderio di primeggiare sulle forze nemiche, lo storico fisico accantonò l’etica e la morale. E come suggerisce il personaggio di Niels Bohr – interpretato da Kenneth Branagh – al pubblico in sala: “Lei è l’uomo che ha dato loro il potere di distruggere sé stessi”. Una citazione inquietante che tuttavia esprime chiaramente il potenziale distruttivo dell’innovazione scientifica e tecnologica.

La trama del film si concentra prevalentemente sulla fase iniziale del Progetto Manhattan e successivamente sul processo che vide coinvolto Robert Oppenheimer in persona. In una continua contrapposizione tra scene di carattere storico e percezioni prodotte dalla mente brillante del protagonista, il pubblico viene completamente assorbito dalla complessità della personalità del fisico. Egocentrico e saccente da un lato, fragile e nevrotico dall’altro – combattuto dal tentativo di negare categoricamente le sue origini ed assorbito interamente dall’amore per gli Stati Uniti d’America.

J. Robert Oppenheimer, il padre della bomba atomica

Julius Robert Oppenheimer nasce a New York il 22 aprile del 1904 in una famiglia di origini ebree e tedesche. Il padre – Julius Seligmann – emigrò negli Stati Uniti nel 1888 e divenne successivamente un importate produttore tessile. Nel 1909 la famiglia si trasferì temporaneamente in Germania, in modo che Robert potesse conoscere finalmente i parenti connazionali. Tuttavia, egli non riuscì mai ad integrarsi, né tantomeno condividere le tradizioni legate alla cultura ebraica. Introverso e timoroso in giovane età, il fisico trovava rifugio nella collezione di sassi e cristalli. Si appassionò così alla chimica e successivamente alla fisica.

J. Robert Oppenheimer
J. Robert Oppenheimer, il percorso accademico – credit: YouTube – velvetstyle.it

Nella consapevolezza di non sentirsi un ebreo tedesco, bensì un leale cittadino statunitense, Oppenheimer decise di ridurre il nome Julius ad una comune J. – facendosi chiamare semplicemente Robert. “Cercò di comportarsi come se non fosse ebreo” – raccontò il collega Felix Bloch – “vi riuscì bene perché era un bravo attore”. Nel 1922 iniziò il suo percorso accademico presso l’Università di Harvard, godendo del sostegno del suo mentore e futuro premio Nobel: il Professor Percy Williams Bridgman.

Tuttavia, durante gli studi, cominciò ad avvertire un costante senso di angoscia e malessere. Tale instabilità emotiva produsse in seguito una forte crisi d’identità. Iniziò così un percorso terapeutico con uno psicologo, che lo condusse in Europa. Qui, approfondì lo studio della fisica nella facoltà di Cambridge e nel 1925 conseguì finalmente la laurea. Quattro anni dopo, precisamente nel 1929, ottenne ufficialmente la cattedra in Fisica presso l’Università di Berkeley.

Il rapporto con il comunismo, la collaborazione con il CPUSA

Nell’opera diretta da Christopher Nolan viene trattato ampiamente il rapporto di Robert Oppenheimer con il Communist Party of United States of America, associazione attraverso la quale il fisico inviò delle donazioni al Fronte Popolare spagnolo nel corso della Guerra Civile. Dichiaratamente di sinistra, Oppenheimer espresse chiaramente il suo disprezzo per la politica antisemita e soprattutto per le ideologie sostenute da Adolf Hitler e Benito Mussolini. Tuttavia, se le sue posizioni vennero ritenute adeguate alla linea statunitense durante la Seconda Guerra Mondiale, divennero successivamente discutibili in seguito alla conclusione del conflitto.

Cillian Murphy nei panni di Oppenheimer
Cillian Murphy interpreta Robert Oppenheimer, immagine tratta dal film – foto: Ansa – velvetstyle.it

Dopo il 1945 non era più il nazifascismo a spaventare gli Stati Uniti, bensì il comunismo russo. Ed è proprio sulla base del rapporto di Oppenheimer con il CPUSA che il Governo mise in dubbio la sua lealtà. Lewis Strauss, ambizioso politico repubblicano, alimentò l’ipotesi secondo cui il fisico fosse in realtà una spia sovietica, responsabile di aver rivelato le informazioni top secret del Progetto Manhattan al fronte nemico.

Tale rivalità nasceva da un forte sentimento di disprezzo, derivato non solo dalla natura arrogante e presuntuosa di Oppenheimer, bensì anche dal suo costante tentativo di rinnegare le origini ebree e tedesche – condivise con lo stesso Lewis Strauss. Nonostante la sconfitta di quest’ultimo e la confermata innocenza del fisico, Oppenheimer uscì devastato dal processo. “Signor Presidente, le mie mani sono sporche di sangue” – furono le parole che il padre della bomba atomica pronunciò di fronte ad Henry Truman.

J. Robert Oppenheimer, un uomo consumato dal senso di colpa

J. Robert Oppenheimer non riuscì mai ad accettare di aver trasformato la Fisica in un’arma di distruzione di massa. Il successo ottenuto non sopperì al senso di colpa provocato dalla diffusione delle immagini agghiaccianti di Hiroshima e Nagasaki. Uomini, donne e bambini ustionati dalle radiazioni; esseri umani che urlavano e correvano travolti dal terrore, nel vano tentativo di sfuggire al fuoco.

Robert Oppenheimer, morte e ultimi anni di vita
Robert Oppenheimer, un uomo devastato dal senso di colpa – credit: YouTube – velvetstyle.it

L’esperienza consumata all’interno del Progetto Manhattan lo spinse a rinunciare al suo amore per il progresso, opponendosi categoricamente alla realizzazione dell’ancor più potente bomba H. Questo non impedì a Edward Teller di proseguire con le sperimentazioni, fino alla creazione di un pericoloso ordigno all’idrogeno, la cui attivazione causa una reazione a catena di fusione nucleare.

J. Robert Oppenheimer si spense il 18 febbraio 1967, all’età di 62 anni. Nel 1965 gli venne diagnosticato un tumore alla gola, provocato probabilmente dal vizio del fumo. Moltissimi collaboratori scientifici parteciparono al funerale, tra cui Bethe, Groves, Kennan e l’amatissimo fratello Frank.

 

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