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Ella Rumpf, l’attrice parigina di Love Letters e Couture: «Il cinema ci ricorda che abbiamo bisogno d’amore»

Intervista esclusiva con Ella Rumpf, attrice francese protagonista di Love Letters (in sala ora) e di Couture di Angelina Jolie (dal 26 agosto). Parla di c
Redazione Velvet 2 Agosto 2026
Ella Rumpf, l'attrice parigina di Love Letters e Couture: «Il cinema ci ricorda che abbiamo bisogno d'amore»
Immagine generata con AI

Ella Rumpf, attrice da Parigi a Zurigo: il talento che attraversa i confini

C’è un tipo di presenza scenica che si riconosce subito, anche quando il personaggio che la porta è scomodo, spigoloso, difficile da amare. È quella di Ella Rumpf, attrice svizzero-francese nata a Parigi il 4 febbraio 1995 e cresciuta a Zurigo, che in questo agosto 2026 si ritrova al centro di due dei progetti cinematografici più attesi della stagione: Love Letters, già in sala, e Couture, diretto da Alice Winocour, in uscita il 26 agosto. Selezionata da Unifrance tra i «10 noms to Watch» del cinema francese a Cannes 2026, Rumpf non è più una promessa — è una certezza, e il suo percorso vale la pena di essere raccontato dall’inizio.

Da Parigi a Zurigo: le radici di un’attrice fuori dagli schemi

Crescere tra due culture non è mai banale, e nel caso di Ella Rumpf quella tensione geografica e linguistica sembra aver alimentato, piuttosto che frenato, una sensibilità artistica fuori dal comune. Nata a Parigi, ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza a Zurigo, in una famiglia che respira cultura in modo naturale: il padre è psicoterapeuta, la madre scrittrice e docente universitaria. Un contesto in cui le domande sull’essere umano — sulle sue paure, i suoi desideri, le sue contraddizioni — erano probabilmente pane quotidiano, molto prima che Rumpf trovasse nel cinema il linguaggio con cui esplorarle.

Questa formazione ibrida — francese per nascita, svizzera per crescita, europea per vocazione — si legge chiaramente nelle scelte di carriera di un’attrice che non si è mai accontentata del percorso più comodo. Ha imparato presto che il cinema interessante vive negli spazi di confine, nei personaggi che sfidano le aspettative dello spettatore e a volte anche quelle del copione. E ha dimostrato di saper abitare quei confini con una disinvoltura che pochi attori della sua generazione possono vantare.

Raw e il debutto che ha cambiato tutto

Il grande pubblico internazionale l’ha scoperta nel 2016 con Raw, horror drama diretto da Julia Ducournau, in cui Rumpf interpreta Alexia, un personaggio che è diventato uno dei ruoli femminili più discussi del cinema europeo di quegli anni. Il film racconta una storia di formazione estrema, di corpi che si trasformano e di istinti che emergono con violenza, e la performance di Rumpf — intensa, fisicamente totale, capace di tenere insieme vulnerabilità e ferocia — è stata determinante nel costruire l’impatto emotivo dell’opera.

Raw non è passato inosservato nel circuito dei festival: ha vinto il Sutherland Award al London Film Festival 2016, un riconoscimento assegnato all’opera prima più innovativa e originale. Per Rumpf, quel premio ha significato molto più di una statuetta: ha segnato l’inizio di una carriera internazionale costruita sulla credibilità artistica, non sulla visibilità facile. È il tipo di lancio che non ti regala popolarità immediata, ma ti costruisce una reputazione solida nel tempo — e i risultati, dieci anni dopo, sono sotto gli occhi di tutti.

Vale la pena sottolineare quanto sia raro, nel panorama cinematografico europeo, che un ruolo di genere — e per di più in un horror — diventi il trampolino per una carriera da attrice di primo piano nel cinema d’autore. Rumpf ha saputo usare quella visibilità con intelligenza, scegliendo i progetti successivi con cura e senza cedere alla tentazione di replicare la formula vincente.

Tiger Girl, The Divine Order e la costruzione di un profilo internazionale

Dopo Raw, Ella Rumpf ha continuato a muoversi tra cinematografie diverse, confermando la sua capacità di attraversare i confini linguistici e culturali senza perdere la propria identità. Nel 2017 ha partecipato a due film molto diversi tra loro, che insieme disegnano la mappa di un’attrice che non ama le caselle predefinite.

Tiger Girl (2017) l’ha portata in Germania, in un film che esplora la ribellione giovanile e l’identità femminile con uno stile visivo nervoso e urgente. Nello stesso anno è apparsa in The Divine Order, film svizzero che racconta la battaglia per il suffragio femminile in Svizzera negli anni Settanta — una storia sorprendentemente poco nota fuori dai confini elvetici, considerando che le donne svizzere hanno ottenuto il diritto di voto solo nel 1971. Il film è stato selezionato come candidatura svizzera per il Premio Oscar come Miglior Film Straniero alla 90ª edizione dell’Academy Awards, un riconoscimento che ha portato ulteriore attenzione internazionale su Rumpf e sul cinema svizzero in generale.

Questi due film del 2017 mostrano già una tendenza che diventerà sempre più marcata nella carriera di Rumpf: la scelta di storie che mettono al centro le donne non come oggetti del desiderio o figure decorative, ma come soggetti complessi, capaci di azione, contraddizione, trasformazione. Una coerenza tematica che non sembra casuale, ma il riflesso di una visione artistica precisa.

Love Letters: la maternità queer e la complessità del presente

Con Love Letters, in sala in questo agosto 2026, Ella Rumpf affronta un territorio narrativo nuovo e, per certi versi, ancora più coraggioso. Il film è un racconto queer che esplora le complessità della nuova maternità, un tema che il cinema mainstream ha spesso trattato con una patina di dolcezza rassicurante, ma che qui viene affrontato con la stessa onestà viscerale che ha caratterizzato i lavori migliori di Rumpf.

Ella Rumpf, l'attrice parigina di Love Letters e Couture: «Il cinema ci ricorda che abbiamo bisogno d'amore» (2)
Immagine generata con AI

La presenza del film a Cannes 2026, dove Rumpf è stata inserita da Unifrance tra i «10 noms to Watch» del cinema francese, ha confermato che Love Letters non è un progetto di nicchia, ma un’opera che parla a un pubblico ampio attraverso una storia specifica e autentica. La maternità come esperienza universale raccontata attraverso una prospettiva queer: è esattamente il tipo di operazione che il cinema sa fare meglio, quando è fatto bene — prendere il particolare e trasformarlo in qualcosa che tocca tutti.

Per Rumpf, interpretare un personaggio che naviga le acque della nuova maternità richiede un tipo di presenza scenica diversa rispetto ai ruoli che l’hanno resa celebre. Meno ferocia visibile, più vulnerabilità stratificata. La capacità di mostrare la fatica e la meraviglia di un’esperienza che trasforma il corpo e la mente, senza cadere nella trappola della retorica sentimentale. Stando a quanto emerge dalla copertura di IndieWire, il film mantiene quella tensione in modo convincente, e la performance di Rumpf è al centro di questo equilibrio delicato.

Couture e la collaborazione con Alice Winocour

Se Love Letters è già nelle sale, l’appuntamento più atteso dell’estate è Couture, il nuovo film di Alice Winocour che uscirà il 26 agosto 2026. In questo progetto, Ella Rumpf interpreta Angèle, un personaggio che si inserisce nel mondo della moda alta — un universo che, come sanno bene i lettori di Velvet Style, è molto più di una questione di abiti: è un sistema di potere, di identità, di aspirazione e di esclusione.

Alice Winocour è una delle registe più interessanti del cinema francese contemporaneo, nota per la sua capacità di esplorare la psicologia femminile con uno sguardo che non giudica e non semplifica. La collaborazione tra Winocour e Rumpf è stata oggetto di una lunga conversazione pubblicata da Outnow.ch, in cui le due hanno parlato di solidarietà femminile, di cicatrici condivise e di come il cinema possa essere uno spazio di elaborazione collettiva. È il tipo di dialogo creativo che si sente sullo schermo, quando c’è.

Il personaggio di Angèle in Couture offre a Rumpf l’opportunità di esplorare un ambiente che il cinema ha spesso raccontato in modo superficiale — come sfondo glamour o come metafora del vuoto — ma che qui sembra essere trattato con la stessa serietà riservata a qualsiasi altro sistema sociale. La moda come luogo dove si negoziano identità, corpi, appartenenze: un tema che risuona in modo particolare in un momento storico in cui il rapporto tra industria della moda e rappresentazione è al centro del dibattito culturale.

Il cinema come linguaggio dell’amore e della connessione

Nell’intervista esclusiva pubblicata da Vogue Italia nel contesto della sua presenza a Cannes 2026, Ella Rumpf ha parlato del cinema come di un mezzo che, nel 2026, ha ancora una funzione precisa e irrinunciabile: ricordarci che abbiamo bisogno d’amore, che le storie che raccontiamo gli uni agli altri sono il modo in cui elaboriamo la nostra umanità. È una posizione che potrebbe sembrare romantica, ma che nella carriera di Rumpf trova una conferma concreta: ogni film che ha scelto, dal horror viscerale di Raw alla complessità queer di Love Letters, fino alla riflessione sull’identità e il potere di Couture, è in qualche modo una storia sull’amore — nelle sue forme più difficili, più scomode, più necessarie.

Questa coerenza tematica non è un caso. Cresciuta in una famiglia in cui la psicologia e la scrittura erano strumenti quotidiani di comprensione del mondo, Rumpf ha sviluppato un’intelligenza emotiva che si traduce in scelte artistiche precise. Non sceglie i film per la visibilità che possono darle, ma per le domande che pongono. E le domande che pone il suo cinema — sull’identità, sul corpo, sull’amore, sulla maternità, sul potere — sono quelle che il nostro tempo chiede con più urgenza.

Ella Rumpf, attrice del presente: perché vale la pena seguirla

Nel panorama del cinema europeo del 2026, Ella Rumpf come attrice occupa una posizione rara: è abbastanza giovane da avere ancora tutto davanti, abbastanza esperta da aver già costruito una filmografia che regge il confronto con le voci più autorevoli della sua generazione. La sua inclusione nella lista Unifrance dei «10 noms to Watch» a Cannes 2026 non è un punto di partenza, ma un riconoscimento di un percorso già solido — da Raw a The Divine Order, da Tiger Girl fino ai due grandi appuntamenti di questa estate.

Per chi segue il cinema con la stessa attenzione con cui segue la moda — come due sistemi che parlano della stessa cosa, ovvero di come ci presentiamo al mondo e di chi vogliamo essere — Ella Rumpf è esattamente il tipo di figura da tenere d’occhio. Non perché sia la più visibile, ma perché è tra le più necessarie: un’attrice che usa il cinema per fare le domande giuste, nel momento in cui è più importante farle.

Con Love Letters già in sala e Couture di Alice Winocour in arrivo il 26 agosto, questo è il momento perfetto per (ri)scoprire il suo lavoro — magari partendo da Raw, se ancora non l’avete visto, e lasciandovi sorprendere da quanto quella performance del 2016 sembri già anticipare tutto quello che Rumpf è diventata. Il cinema, quando funziona, è sempre anche un archivio del futuro.

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Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Tags: attrice svizzera cinema francese Couture Angelina Jolie Ella Rumpf intervista cinema Love Letters 2026 Raw Julia Ducournau

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