
Trasformare il corridoio di casa in un’installazione luminosa degna di una galleria d’arte contemporanea: è questa la visione che ha guidato l’architetta Raffaella Falbo nel progetto di un appartamento romano destinato a diventare un riferimento nel panorama del design residenziale italiano. Il corridoio neon appartamento — quel passaggio che troppo spesso viene relegato a semplice elemento di transito, una zona cieca tra una stanza e l’altra — diventa qui il cuore pulsante dell’intera abitazione, un’arteria domestica capace di emozionare, sorprendere e raccontare una storia estetica coerente e raffinata.
Il corridoio come spazio negato: perché è tempo di ripensarlo
Nel vocabolario dell’architettura residenziale, il corridoio ha storicamente sofferto di una cattiva reputazione. È lo spazio residuale, quello che nasce dalla necessità funzionale di collegare ambienti e che raramente riceve attenzione progettuale. Eppure, a pensarci bene, il corridoio è lo spazio che si attraversa più volte al giorno, quello che si percorre al mattino appena svegli e la sera prima di andare a letto. È la soglia tra il privato e il semi-pubblico della casa, tra la cucina e la zona notte, tra la vita condivisa e quella intima.
Negli ultimi anni, alcune delle voci più interessanti dell’architettura e del design d’interni hanno cominciato a rivendicare per il corridoio una dignità progettuale che gli era stata negata. Non si tratta semplicemente di appendere qualche quadro o scegliere una carta da parati originale — anche se entrambe le soluzioni possono funzionare benissimo — ma di ripensare lo spazio in modo strutturale, di farne un elemento narrativo dell’abitazione. È in questo contesto culturale che il progetto di Raffaella Falbo per un appartamento a Roma si inserisce con una forza visiva e concettuale del tutto particolare.
L’idea di fondo è semplice quanto radicale: il corridoio non serve a passare, serve a stare. O meglio, il momento del passaggio diventa esso stesso un’esperienza estetica, un attraversamento consapevole che cambia la qualità della percezione dell’intera casa. Quando si cammina lungo un corridoio illuminato da una installazione luminosa pensata con cura, il corpo rallenta, lo sguardo si posa, la mente si prepara a qualcosa. È design che agisce sulla psicologia dello spazio senza bisogno di dichiararlo.
L’eredità di Lucio Fontana: la luce come materia scultorea
Per capire la portata concettuale dell’installazione progettata da Falbo, è necessario fare un passo indietro e comprendere chi fosse Lucio Fontana e perché il suo lavoro con il neon rimanga ancora oggi così rilevante per il design e l’arte contemporanea. Fontana — artista italo-argentino, fondatore dello Spazialismo — è noto ai più per i celebri Concetti Spaziali, le tele tagliate che hanno rivoluzionato il rapporto tra pittura e spazio tridimensionale. Ma la sua sperimentazione con la luce è altrettanto fondamentale, e forse meno conosciuta dal grande pubblico.
Già a partire dagli anni Quaranta, Fontana aveva cominciato a lavorare con materiali innovativi per la sua epoca, tra cui i tubi al neon, che utilizzava non come semplice fonte di illuminazione ma come elemento scultoreo in grado di disegnare forme nello spazio. Le sue installazioni luminose — alcune delle quali realizzate per contesti architettonici specifici — esploravano la capacità della luce di definire volumi, creare atmosfere e trasformare la percezione di un ambiente. La luce non illuminava un’opera: era l’opera.
Questa visione è rimasta straordinariamente attuale. Nel design contemporaneo, l’uso della luce come elemento compositivo primario — e non come accessorio — è diventato uno dei linguaggi più sofisticati a disposizione degli architetti e dei designer d’interni. Falbo si inserisce in questa tradizione con piena consapevolezza, citando Fontana non come omaggio nostalgico ma come punto di partenza per un dialogo tra passato e presente, tra arte e vita quotidiana.
Il progetto di Raffaella Falbo: un corridoio neon che dialoga con l’arte
L’installazione luminosa che Raffaella Falbo ha progettato per il corridoio dell’appartamento romano trasforma radicalmente il modo in cui si percepisce lo spazio di transizione. Il neon — o più precisamente, l’uso di elementi luminosi progettati con la stessa logica scultorea che Fontana applicava ai suoi lavori — diventa qui una presenza fisica, quasi corporea, che accompagna il percorso attraverso l’appartamento.
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Quello che colpisce di questo approccio progettuale è la sua coerenza concettuale. Non si tratta di aggiungere una striscia LED per dare un effetto scenografico — soluzione diffusissima e spesso applicata senza vera riflessione — ma di costruire un sistema luminoso che abbia una propria logica formale, che risponda alla geometria dello spazio e che crei un ritmo visivo. La luce diventa architettura, nel senso più preciso del termine: modella lo spazio, ne definisce i confini, suggerisce direzioni, crea gerarchie visive.
In un appartamento romano — con tutta la stratificazione storica che questo comporta, la dialettica tra antico e contemporaneo che è nel DNA stesso della città — questa scelta progettuale acquista un significato ulteriore. Roma è una città che vive di contrasti, dove il travertino antico dialoga con il vetro contemporaneo, dove i vicoli del centro storico ospitano gallerie d’arte sperimentale. Portare questa tensione creativa all’interno di un’abitazione privata, trasformando il corridoio neon appartamento in una vera e propria installazione site-specific, significa fare della casa un microcosmo di quella stessa energia culturale.
Come si progetta un corridoio-installazione: principi e approcci
Per chi guarda a questo progetto con occhi curiosi e magari con la voglia di replicarne lo spirito nella propria abitazione, è utile capire quali sono i principi progettuali che stanno alla base di un corridoio trasformato in installazione luminosa. Non si tratta di una formula replicabile in modo meccanico — ogni spazio è diverso, ogni abitazione ha la sua storia e le sue proporzioni — ma ci sono alcune logiche di base che possono guidare anche chi non è un architetto.
La luce come elemento primario, non secondario
Il primo principio è quello che Fontana aveva già compreso decenni fa: la luce non è un accessorio dello spazio, è uno degli elementi costitutivi. Progettare un corridoio luminoso significa pensare alla luce prima ancora che alle pareti, prima ancora dei rivestimenti e dei colori. Dove si posiziona la fonte luminosa? Come si distribuisce la luce nello spazio? Crea ombre? Genera riflessi? Tutte queste domande devono avere una risposta progettuale precisa.
Nel caso di un corridoio, la verticalità è spesso un elemento da valorizzare: elementi luminosi che corrono lungo il soffitto o che segnano il perimetro alto delle pareti tendono ad allungare visivamente lo spazio, a renderlo più aereo. Al contrario, fonti di luce posizionate più in basso creano un’atmosfera più raccolta, quasi teatrale. La scelta dipende dalla sensazione che si vuole evocare.

Il ritmo visivo e la coerenza formale
Un’installazione luminosa che funziona davvero ha sempre un ritmo interno, una logica formale che si percepisce anche senza saperla descrivere. Può essere la ripetizione di un elemento a intervalli regolari, può essere la variazione progressiva dell’intensità luminosa lungo il percorso, può essere il contrasto tra zone illuminate e zone in penombra. Quello che non funziona mai è la casualità: la luce distribuita senza criterio non crea un’installazione, crea confusione.
Nel progetto di Falbo, la coerenza con il riferimento fontaniano si legge proprio in questa disciplina formale: la luce non decora, compone. È una differenza sottile ma fondamentale, che distingue un progetto di design da una semplice operazione di arredamento.
Il dialogo con gli altri elementi dello spazio
Un corridoio-installazione non esiste nel vuoto: dialoga con le porte che si aprono su di esso, con i pavimenti, con i soffitti, con gli eventuali elementi decorativi presenti. Perché l’effetto funzioni, è necessario che tutti questi elementi siano in conversazione tra loro. Un pavimento in materiale riflettente amplifica la luce e crea effetti di profondità; un pavimento scuro e opaco la assorbe e crea una sensazione più raccolta. Le porte possono essere trattate come elementi neutri, che scompaiono nel progetto, oppure come protagoniste, segnalate dalla luce stessa.
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In questo senso, il corridoio diventa una sequenza di scelte progettuali concatenate, dove ogni elemento influenza tutti gli altri. È questo che lo avvicina alla logica dell’installazione artistica: ogni dettaglio conta, nulla è lasciato al caso.
Il corridoio come galleria domestica: una tendenza che si consolida
Il progetto di Raffaella Falbo si inserisce in una tendenza più ampia che sta trasformando il modo in cui pensiamo agli spazi di servizio dell’abitazione. Corridoi, ingressi, disimpegni: questi spazi — a lungo considerati irrilevanti dal punto di vista estetico — stanno diventando protagonisti di alcune delle proposte progettuali più interessanti del design residenziale contemporaneo.
La ragione è in parte culturale: viviamo sempre più in case più piccole, dove ogni metro quadrato deve guadagnarsi il suo posto e giustificare la sua presenza. In questo contesto, uno spazio che serve solo a passare è uno spazio sprecato. Ma c’è anche una ragione estetica più profonda: la consapevolezza che la qualità dell’esperienza domestica dipende dall’intera sequenza degli spazi, non solo dalle stanze principali.
Pensate a come ci si sente entrando in un appartamento con un ingresso curato, luminoso, che racconta già qualcosa di chi ci abita. E poi pensate all’effetto opposto: un corridoio buio, con le pareti spoglie, che si attraversa in fretta per arrivare altrove. La differenza non è solo estetica: è una differenza di qualità della vita quotidiana, di come ci si sente a casa propria.
Trasformare il corridoio in una galleria domestica — con opere d’arte, installazioni luminose, o semplicemente con una cura progettuale che lo rende uno spazio degno di attenzione — significa rivendicare per tutta la casa una dignità estetica che non si ferma alla soglia del salotto. È una scelta che parla di un certo modo di abitare, di una sensibilità verso la bellezza che non è esclusiva dei grandi spazi o dei grandi budget.
Ispirarsi a Falbo: come portare la filosofia del corridoio-installazione nella propria casa
Non tutti possono commissionare un progetto a un’architetta, e non tutti hanno un corridoio abbastanza ampio da ospitare un’installazione luminosa di grande impatto. Ma la filosofia che sta alla base del lavoro di Raffaella Falbo — e che si richiama all’eredità di Lucio Fontana — è scalabile, adattabile a contesti e budget diversi.
Alcune idee pratiche per chi vuole trasformare il proprio corridoio in uno spazio con una vera identità estetica:
- Scegliere una fonte luminosa con una forma precisa: anche un semplice tubo luminoso, posizionato con intenzione lungo il soffitto o lungo una parete, può cambiare completamente la percezione dello spazio. L’importante è che la scelta sia deliberata, non casuale.
- Lavorare sui contrasti: una parete scura che assorbe la luce di fronte a una che la riflette crea una tensione visiva interessante, simile a quella che Fontana cercava nelle sue installazioni.
- Usare il corridoio come spazio espositivo: anche una sola opera d’arte, posizionata alla fine del corridoio come in una prospettiva teatrale, trasforma lo spazio in una sequenza narrativa.
- Eliminare il superfluo: un corridoio-installazione funziona per sottrazione, non per addizione. Meno elementi ci sono, più quelli presenti acquistano forza.
- Pensare al ritmo: elementi ripetuti a intervalli regolari — che siano applique, nicchie, o semplicemente cambi di materiale sul pavimento — creano quel senso di movimento controllato che è la firma di ogni buona installazione.
Per chi vuole approfondire il rapporto tra luce e spazio architettonico nell’opera di Fontana, il Pirelli HangarBicocca offre materiali e risorse preziose per comprendere la portata della sua sperimentazione con i materiali luminosi.
Il corridoio neon di Raffaella Falbo è, in fondo, una lezione di metodo prima ancora che di stile: ci ricorda che la bellezza non abita solo nei luoghi che ci aspettiamo, e che i passaggi — nella vita come nell’architettura — meritano tanta attenzione quanto le destinazioni. Un appartamento che si attraversa con piacere è un appartamento in cui si vive meglio, e questo, più di qualsiasi tendenza stagionale, è un principio che non passa mai di moda.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
