
Quando Christopher Nolan ha deciso di portare sul grande schermo uno dei poemi epici più antichi e amati della letteratura occidentale, la prima domanda che si è posta la produzione è stata inevitabile: dove, nel mondo contemporaneo, si possono ancora trovare paesaggi capaci di evocare il Mediterraneo omerico, le tempeste divine e le isole incantate di un racconto nato tremila anni fa? La risposta ha preso la forma di un viaggio straordinario attraverso sei paesi, 91 giorni di riprese e una serie di location che, una volta scoperte, trasformano L’Odissea in qualcosa di più di un semplice film: un pellegrinaggio estetico nei luoghi più fotogenici e carichi di storia del pianeta. Per chi ama il cinema come si ama la moda — per le atmosfere, le texture, la capacità di un’immagine di raccontare un’identità — le location dell’Odissea di Nolan sono una mappa del desiderio.
Un progetto visivo senza precedenti: il primo film interamente in IMAX
Prima ancora di parlare di luoghi, è necessario capire la scala dell’ambizione visiva che ha guidato questo progetto. L’Odissea di Nolan è, secondo quanto riportato dalle fonti di settore, il primo lungometraggio girato interamente in formato IMAX. Non in parte, non nelle sequenze spettacolari: in ogni singola scena. Questa scelta tecnica non è un dettaglio da addetti ai lavori: cambia radicalmente il modo in cui le location vengono percepite, amplifica i dettagli, porta lo spettatore dentro il paesaggio con una presenza fisica quasi tattile.
Girare in IMAX significa che ogni location scelta doveva essere, in sé, un soggetto capace di reggere la massima risoluzione possibile, senza difetti nascondibili in post-produzione, senza trucchi di montaggio. Le scogliere dovevano essere vere scogliere, il deserto vero deserto, il mare vero mare. Ruth De Jong, production designer del film, ha lavorato fianco a fianco con Nolan per selezionare ambienti che non richiedessero di essere “corretti” dal digitale, ma che parlassero da soli. Il risultato è una fotografia della Terra come non la vediamo quasi mai: cruda, magnifica, sovrumana — esattamente come il mondo di Omero.
Il cast, altrettanto straordinario, aggiunge un ulteriore livello di fascino: Matt Damon veste i panni di Odisseo, Anne Hathaway quelli di Penelope, e Tom Holland completa un trio di interpreti capaci di portare il peso di personaggi mitologici con credibilità contemporanea. Ma è il paesaggio, in questo film, il vero protagonista — e le location dell’Odissea di Nolan meritano di essere esplorate una per una.
Favignana e le Isole Eolie: il Mediterraneo come non lo avete mai visto
Il cuore del film batte nel Mediterraneo, e la scelta di girare in Sicilia e nelle isole circostanti non potrebbe essere più azzeccata. Favignana, la più grande delle Isole Egadi, è uno dei segreti meglio custoditi del turismo italiano: acque turchesi di una trasparenza quasi irreale, fondali di tufo giallo che cambiano colore con la luce del giorno, una natura che sembra non aver mai conosciuto la modernità. È qui che la produzione ha trovato uno dei set più evocativi dell’intero film.
In particolare, il Castello di Santa Caterina — una fortezza che domina l’isola dall’alto, con una storia che intreccia dominazioni arabe, normanne e spagnole — è stato utilizzato come location principale. Visto attraverso l’obiettivo IMAX, il castello restituisce tutta la sua severità medievale, trasformandosi in un luogo fuori dal tempo, sospeso tra il mito e la realtà. Le mura di pietra calcarea, le torri che guardano il mare, il paesaggio aspro della macchia mediterranea intorno: è esattamente il tipo di scenografia che non si costruisce in studio, ma si trova, con pazienza e occhio allenato.
Le Isole Eolie, a nord della Sicilia, completano il quadro italiano con la loro natura vulcanica e selvaggia. Stromboli, Vulcano, Lipari: isole che sembrano emerse dall’immaginario di un poeta antico, con i loro fumi, le loro rocce nere, i loro tramonti di fuoco. Per una storia come quella di Omero, ambientata in un Mediterraneo popolato di mostri, dee e venti capricciosi, non esiste sfondo più naturale. La luce del sud Italia, calda e diretta, crea ombre nette e contrasti drammatici che il formato IMAX cattura con una fedeltà impressionante.
Per chi pianifica un viaggio sulle orme del film, Favignana è raggiungibile in traghetto da Trapani in meno di un’ora. La stagione migliore va da maggio a settembre, con il picco di bellezza — e di turisti — nei mesi estivi. Ma è in primavera, con i colori ancora freschi e le spiagge quasi deserte, che l’isola mostra il suo volto più autentico e cinematografico.
Il Marocco e Aït Benhaddou: quando la storia diventa scenografia
Se le isole italiane rappresentano il mare di Odisseo, è in Marocco che il film trova la sua Troia. Aït Benhaddou, il villaggio-fortezza di fango e paglia situato nella regione di Ouarzazate, è stato scelto per rappresentare la città che ha dato inizio a tutto — la guerra, il viaggio, il destino di un eroe. E la scelta è, visivamente, di una coerenza perfetta.
Aït Benhaddou è un ksar — un insediamento berbero tradizionale — dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Le sue torri di argilla rossa, le sue mura che si confondono con il colore della terra, le sue strade labirintiche che salgono verso la kasbah più alta: tutto concorre a creare un’immagine di città antica che non ha bisogno di nessuna elaborazione digitale per sembrare uscita da un’altra epoca. Non è un caso che questa location abbia già ospitato produzioni leggendarie nel corso degli anni — la sua fotogenia è quasi proverbiale nel mondo del cinema internazionale.
Il contrasto tra la durezza minerale di Aït Benhaddou e la liquidità azzurra del Mediterraneo siciliano crea nel film una dialettica visiva potente: da un lato la guerra, la pietra, il sangue; dall’altro il mare, il viaggio, la speranza del ritorno. È una grammatica cinematografica che Nolan padroneggia con sicurezza, e che le location assecondano con una naturalezza disarmante.
Per i viaggiatori che vogliono visitare Aït Benhaddou, il villaggio si trova a circa trenta chilometri da Ouarzazate, facilmente raggiungibile in auto. L’alba e il tramonto sono i momenti migliori per fotografarlo — la luce radente esalta le texture della terra cruda e trasforma le torri in sculture di fuoco.

Scozia e Islanda: il Nord come metafora dell’ignoto
L’Odissea di Omero non è solo un viaggio nel Mediterraneo: è un viaggio verso l’ignoto, verso i margini del mondo conosciuto. Ed è qui che entrano in scena le location nordiche, con la loro estetica radicalmente diversa — fredda, aspra, sublime nel senso romantico del termine.
La Scozia offre al film le sue scogliere drammatiche, i suoi cieli percorsi da nuvole veloci, i suoi paesaggi di erica e pietra che sembrano esistere al di fuori del tempo. Le coste scozzesi, con le loro falesie a picco sul mare del Nord, evocano perfettamente quei confini del mondo che nell’epica omerica separano il regno dei vivi da quello dei morti, il conosciuto dall’inconoscibile. La fotografia IMAX, in questi contesti, raggiunge forse i suoi risultati più spettacolari: ogni goccia d’acqua sulle rocce, ogni piega della nebbia mattutina diventa un dettaglio visibile e significante.
L’Islanda, infine, porta il film in un territorio quasi alieno: geyser e campi di lava, ghiacciai che si specchiano in laghi di un blu impossibile, vulcani ancora attivi che fumano silenziosamente all’orizzonte. È un paesaggio che non assomiglia a nessun altro sulla Terra, e che per questo si presta magnificamente a rappresentare i luoghi soprannaturali del poema — le terre degli dei, le isole incantate, i reami oltre la comprensione umana.
La scelta di includere l’Islanda nelle location dell’Odissea di Nolan rivela qualcosa di importante sull’approccio del regista al materiale: non una ricostruzione storica o filologica del mondo greco antico, ma una reinterpretazione visiva del mito attraverso i paesaggi più estremi e suggestivi del pianeta. L’Islanda non è la Grecia, eppure — attraverso l’obiettivo di Nolan — diventa qualcosa di più universale: il luogo dove la natura supera la comprensione umana, dove gli dei potrebbero ancora abitare.
La Grecia come punto di partenza e di arrivo
Sarebbe stato impossibile raccontare l’Odissea senza la Grecia, e naturalmente la produzione ha incluso anche il paese che ha dato i natali al poema tra le sue location. Le isole greche, con la loro luce bianca e abbagliante, le loro architetture cicladiche, il loro mare di un blu così intenso da sembrare dipinto, forniscono al film le immagini di Itaca — la meta agognata, la casa che Odisseo non smette mai di sognare.
La Grecia cinematografica di Nolan non è quella delle cartoline: è una Grecia più aspra, più antica, più vicina all’immaginario omerico. Le rocce calcaree, le cale nascoste, i resti di templi che emergono dalla vegetazione mediterranea: tutto concorre a creare un senso di continuità tra il passato mitico e il presente visibile. È uno degli effetti più potenti della scelta di girare in location reali invece che in studio — la storia è già scritta nel paesaggio, e basta saperla leggere.
Il fascino delle location come destinazioni di viaggio e stile
C’è un fenomeno culturale che accompagna ogni grande film girato in location reali: la trasformazione di quei luoghi in mete di pellegrinaggio per i fan, ma anche in punti di riferimento estetico per chi ama il design, la fotografia e il viaggio come forma di stile. Le location dell’Odissea di Nolan hanno già iniziato a circolare sui social come ispirazioni per viaggi fuori dagli itinerari consueti — non le solite Santorini o Mykonos, ma Favignana, le Eolie, Aït Benhaddou, le coste scozzesi.
Questo tipo di turismo cinematografico ha una sua estetica precisa: si cerca non solo il luogo, ma la luce che il film ha catturato, l’angolazione che ha reso un paesaggio memorabile, la sensazione di abitare per un momento l’inquadratura di un regista. È un modo di viaggiare che si avvicina molto al modo in cui guardiamo la moda — non solo come utilità, ma come linguaggio visivo, come costruzione di un’identità attraverso le immagini.
Per chi vuole pianificare un itinerario ispirato al film, la sequenza ideale potrebbe partire dalla Sicilia in primavera, con una sosta a Favignana e un giro delle Eolie, per poi spostarsi in Marocco in autunno — quando le temperature ad Aït Benhaddou sono più clementi — e concludersi in Islanda o Scozia in estate, quando le giornate lunghissime regalano una luce nordica di straordinaria qualità fotografica. Non è l’Odissea di Omero, ma è un viaggio che porta le sue impronte.
Quello che rende L’Odissea di Nolan un evento culturale che va oltre il cinema è proprio questa capacità di restituire bellezza e significato a luoghi che esistono davvero, di trasformare la geografia in poesia senza tradire né l’una né l’altra. Ogni location scelta racconta qualcosa di preciso sul personaggio che vi abita o sul momento narrativo che vi si svolge, e il risultato — visto attraverso le enormi finestre del formato IMAX — è un invito a guardare il mondo con occhi nuovi: più attenti, più curiosi, più capaci di trovare il mito nella realtà.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
