Cosa non dire mai ad un colloquio: le cose vietate (e quelle consigliate)

Pur avendo le carte in regola, spesso si viene esclusi da opportunità lavorative allettanti, tutta colpa del colloquio.

Un momento di conoscenza reciproca in cui si discute della formazione della persona, delle attitudini e delle conoscenze maturate sul campo. Ma anche un momento in cui è possibile valutare l’altro in una condizione di tensione e soprattutto notare come approccia alla cosa.

Non è solo questione di quanto studio ci sia alle spalle, di quante ore di lavoro spese o dei corsi frequentati, è un insieme di possibilità che si evidenzia in modo concreto e soprattutto limitato in un arco temporale ridotto.

Colloquio di lavoro: come approcciare nel modo migliore

Non c’è mai una seconda occasione per fare una buona prima impressione e purtroppo, per quanto spaventoso, è giusto ricordarlo. Questo non deve implicare necessariamente ansia da prestazione e panico ma piuttosto la volontà di fare un colloquio di lavoro preparati, con consapevolezza e sapendo bene cosa dire e cosa non dire mai.

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Cose da dire ad un colloquio di lavoro (velvetstyle.it)

L’ansia è giustificata ma quando si tratta di lavoro bisogna anche saperla gestire. Una domanda sicuramente nel corso del colloquio riguarderà gli studi. Se si sono conseguiti voti brillanti e nei tempi giusti ovviamente c’è poco da discutere, si può quindi valutare il tipo di tesi, i voti degli esami e la preparazione, a patto che siano rilevanti per il tipo di lavoro e per quella carriera, cosa difficile in molti contesti. Una cosa su cui invece ci si potrebbe focalizzare è più che altro la tempistica di laurea che sembra avere un peso tanto maggiore.

Non è tanto il voto a destare il sospetto, dato da una serie di variabili, quanto magari il motivo che ha spinto la persona ad impiegare troppo tempo per arrivare alla fine. Potrebbe essere riconducibile a problemi familiari o personali, una carriera universitaria part time per il lavoro, per questioni private oppure semplicemente la difficoltà nel portare avanti gli obiettivi, l’ansia da prestazione, il perfezionismo.

In questo caso la risposta giusta è quella di spiegare la motivazione facendo riferimento alla volontà di rendersi indipendenti economicamente con un lavoro e quindi la disponibilità in termini di tempistiche ridotte, oppure corsi specifici e formativi per accrescere la parte pratica che talvolta è lacunosa in termini universitari oppure progetti personali. La risposta su cui invece non si può andare oltre è “Ho avuto problemi di salute o familiari molto seri”.

Altra questione che viene sempre toccata riguarda l’esperienza: c’è chi ne ha poca, chi ne ha troppa, questo è sempre oggetto di discussione al momento del colloquio. La persona dall’altra parte vuole conoscere perché c’è un buco temporale tra la laurea e il primo impiego e perché non si è pensato a fare altro. Una buona risposta può essere la volontà di aver dedicato completamente tempo a studi e attività universitarie in generale oppure di aver fatto delle esperienze non retribuite che non sono vincolanti dal punto di vista lavorativo.

Domande scomode e risposte adeguate

Per una donna arriva sempre la questione matrimonio/figli, è qualcosa che ci si deve aspettare, inutile negarlo. Questa è una domanda ingiusta ma viene fatta ed è meglio essere preparati e conoscere la risposta piuttosto che sembrare vaghi. Mentire in questo caso può essere una scelta appropriata perché se una persona pone una domanda ai limiti della legalità è giusto attuare ogni mezzo possibile o quanto meno omettere ogni tendenza e ogni decisione. Va bene un classico “non è tra le mie priorità al momento”. Laddove ci sia una buona dose di forza allora si può essere anche brutali e dare una risposta secca.

Colloquio come si svolge
Come svolgere correttamente un colloquio di lavoro (velvetstyle.it)

Talvolta le domande in fase di colloquio possono spaziare tra quello che è il lavoro dei genitori a quello che è il lavoro del partner, più che altro per le donne, meno viceversa. Ci si può aprire e rispondere in modo netto oppure svincolarsi da una domanda che non ha motivo di esistere e che non andrebbe fatta perché non assolutamente rilevante al tipo di lavoro.

Questa si accompagna anche alla questione convivenza, viene spesso chiesto se la persona abita sola, con un partner o con i genitori. Questa domanda indiscreta e non rilevante si può aggiungere anche ad altre di natura particolare come orientamento sessuale, posizione economica, conoscenze, tutte cose personali che non hanno nulla a che vedere con il resto. Rispondere “ho preso una stanza”, “vivo con la mia fidanzata” oppure “con mamma e papà” offre uno spunto per il giudizio e questo non deve accadere. “Vivo con me stessa” può essere tanto forte quanto chiara come risposta.

La domanda finale è sempre la stessa ed è relativa al guadagno, quanto si aspetta di guadagnare, come se la scelta fosse del candidato. Il problema in questo caso è che spesso lo stipendio non è citato nell’offerta e si inizia con il gioco al ribasso. Se infatti la persona approccia con un fare molto light, finirà con il guadagnare di meno di quello che gli spetta. Soprattutto se ha esperienza è giusto rimarcare la cosa e fare presente che non ci sono aspettative certe ma l’obiettivo è avere uno stipendio congruo alla posizione, con gli standard di settore e in linea con le direttive e con i contratti previsti dalla legge.

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