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Bottega Veneta Summer 2027: gli ‘sgabelli di cartone’ dell’artista Illya Goldman Gubin trasformano la sfilata

Scopri come Illya Goldman Gubin trasforma il cartone in scultura per la sfilata Bottega Veneta Summer 2027 a Milano, unendo arte e artigianato.
Redazione Velvet 11 Ottobre 2026
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Bottega Veneta Summer 2027: gli 'sgabelli di cartone' dell'artista Illya Goldman Gubin trasformano la sfilata
Immagine generata con AI

Nel settembre 2026, durante la Milano Fashion Week, Bottega Veneta ha scelto di affidare il palcoscenico della sua sfilata Summer 2027 non a un allestimento convenzionale, ma a qualcosa di radicalmente inaspettato: degli sgabelli di cartone, plasmati a mano da un artista ucraino con sede a Berlino, capaci di trasformare un materiale umile e quotidiano in scultura pura. Un gesto che dice molto su dove sta andando la moda di lusso, e su come Bottega Veneta Summer 2027 abbia scelto di aprire un dialogo tra artigianato, arte contemporanea e sensibilità sartoriale.

Un’installazione che ridefinisce il concetto di scenografia

Quando si parla di sfilate milanesi, l’immaginario collettivo corre a scenografie monumentali, luci soffuse, passerelle specchiate o giardini artificiali. La scelta di Louise Trotter, direttrice creativa di Bottega Veneta, va invece in direzione opposta: spogliare il set di ogni artificio per lasciare spazio a qualcosa di essenziale, tattile, quasi vulnerabile. Il venue della sfilata era composto da scatole di cartone perfettamente allineate, realizzate dall’artista Illya Goldman Gubin — un ambiente che, a prima vista, potrebbe sembrare industriale, persino austero, ma che rivela ben presto una densità poetica rara.

Il cartone è un materiale che conosciamo tutti: lo troviamo negli imballaggi, nei traslochi, nei mercatini. Eppure, nelle mani di Goldman Gubin, diventa qualcosa di completamente diverso. Non è decorato, non è verniciato, non è nascosto sotto strati di finitura preziosa. È lì, nella sua nudità bruna e corrugata, a dialogare con le creazioni di Trotter. Questo contrasto — tra la morbidezza del lusso e la ruvidità del cartone — non è casuale: è la cifra stilistica di una collezione che vuole interrogare il confine tra materia e valore.

Illya Goldman Gubin: il corpo come strumento di creazione

Per comprendere appieno la portata di questo progetto, bisogna capire chi è Illya Goldman Gubin e come lavora. Artista di origini ucraine, con base a Berlino, Goldman Gubin ha sviluppato una pratica scultorea che mette al centro il corpo umano come strumento primario di trasformazione della materia. Il suo metodo è tanto semplice quanto radicale: abbracciare fisicamente le scatole di cartone, stringerle, accartocciarle con il proprio corpo, lasciando che la pressione delle braccia, del petto, del peso fisico dell’artista modelli ogni piega e ogni cedimento della superficie.

Il risultato sono forme uniche, irripetibili, che portano impressa la traccia di un gesto umano preciso. Non c’è simmetria perfetta, non c’è calcolo geometrico: c’è il segno di un abbraccio, di una forza applicata con intenzione ma anche con sensibilità. Ogni sgabello è diverso dall’altro perché ogni gesto è diverso, ogni pressione lascia un’impronta diversa. In questo senso, il lavoro di Goldman Gubin si avvicina a pratiche come quella dell’Arte Povera italiana — la valorizzazione del materiale ordinario come portatore di significato — ma con un’urgenza fisica e corporea tutta sua.

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Una volta modellate, le sculture non restano nella loro fragilità originaria. Gli sgabelli sono stati rinforzati con resina e fibra di vetro, un passaggio tecnico che li rende funzionali — capaci di sostenere il peso di una persona — senza tradire l’aspetto esteriore del cartone grezzo. È un paradosso visivo affascinante: qualcosa che sembra fragile è in realtà solido; qualcosa che sembra usa-e-getta è permanente. Questa tensione tra apparenza e sostanza è uno dei temi più fertili dell’arte contemporanea, e Goldman Gubin la porta direttamente in passerella.

Il gesto artigianale come linguaggio condiviso con Bottega Veneta

La scelta di collaborare con Goldman Gubin non è arbitraria: c’è una coerenza profonda tra la sua pratica artistica e i valori che Bottega Veneta porta avanti da decenni. La maison veneta è sinonimo di artigianato elevato, di tecniche manuali portate a un livello di perfezione quasi ascetica — basti pensare all’intrecciato, la lavorazione del cuoio intrecciato che è diventata il marchio distintivo della casa. In entrambi i casi, il valore non sta nell’ostentazione del logo o nella spettacolarità del materiale, ma nella qualità del gesto, nella cura del processo, nell’invisibile lavoro delle mani.

Goldman Gubin porta questa filosofia su un piano ancora più grezzo, quasi brutale nella sua semplicità: il cartone non è cuoio pregiato, ma il principio è lo stesso. La materia viene trasformata dalla presenza umana, dalla pressione fisica, dall’intenzione. Louise Trotter ha costruito la sua visione di Bottega Veneta intorno a questa idea di autenticità materica, e la collaborazione con l’artista ucraino-berlinese ne è una delle espressioni più coerenti e coraggiose.

Bottega Veneta Summer 2027: gli 'sgabelli di cartone' dell'artista Illya Goldman Gubin trasformano la sfilata (2)
Immagine generata con AI

Per i visitatori della sfilata — buyer, editor, celebrities, critici — sedersi su uno di questi sgabelli di cartone rinforzato durante lo show ha significato qualcosa di più di una semplice esperienza scenografica. Ha significato entrare fisicamente in contatto con un’opera d’arte, diventare parte di un’installazione, portare il proprio peso su qualcosa che era stato plasmato dal corpo di un altro essere umano. È una dimensione relazionale e quasi rituale che raramente si trova nelle sfilate di moda.

La sfilata milanese come spazio di ricerca estetica

Milano Fashion Week è da sempre uno dei momenti più densi e competitivi del calendario internazionale della moda. Ogni settembre, le maison si sfidano non solo con le collezioni ma con la capacità di creare un’esperienza memorabile, un’immagine che rimanga impressa nella memoria visiva di chi la vede — in sala e, sempre più, attraverso gli schermi. In questo contesto, la scelta di Bottega Veneta Summer 2027 di affidarsi a Goldman Gubin è stata anche una dichiarazione di posizionamento: non lo spettacolo per lo spettacolo, ma la ricerca come forma di comunicazione.

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Il venue interamente composto da scatole di cartone allineate con precisione militare creava un effetto visivo potente: una foresta di parallelepipedi bruni, uniforme eppure perturbante, che trasformava lo spazio milanese in qualcosa di simile a un’installazione minimalista. Le modelle si muovevano tra questi elementi come figure in un paesaggio post-industriale, e la collezione — con i suoi volumi, le sue texture, i suoi colori — dialogava con questo sfondo in modo organico.

È significativo che un brand con la storia e il peso di Bottega Veneta scelga di portare in passerella un artista come Goldman Gubin, la cui pratica è radicalmente anti-commerciale nella sua essenza. Il cartone non è un materiale aspirazionale nel senso tradizionale del termine; non evoca ricchezza, esclusività, rarità. Eppure, lavorato da mani consapevoli e trasformato in scultura, diventa qualcosa che nessun materiale prezioso potrebbe replicare: un oggetto con una storia fisica, con la memoria di un gesto impresso nella sua forma.

Cosa rimane di questa esperienza: arte, moda e materia

Le collaborazioni tra moda e arte contemporanea sono ormai una pratica consolidata nell’industria del lusso, ma non tutte hanno lo stesso peso specifico. Alcune sono decorative, altre sono strumentali — un nome noto per generare attenzione mediatica. La partnership tra Bottega Veneta e Illya Goldman Gubin per la collezione Summer 2027 sembra appartenere a una categoria diversa: quella delle collaborazioni che nascono da una vera affinità di valori, da una domanda comune sul significato del fare.

Goldman Gubin chiede: cosa succede quando il corpo incontra la materia? Cosa rimane di quel contatto? Trotter chiede: cosa significa lusso quando è spogliato di ogni ornamento superfluo? Le risposte che entrambi danno, ciascuno nel proprio linguaggio, si sovrappongono in modo sorprendentemente coerente. Per approfondire il lavoro dell’artista e i dettagli tecnici di questa installazione, Designboom ha pubblicato una documentazione dettagliata del progetto.

Quello che rimane, alla fine, è l’immagine di uno sgabello di cartone che regge il peso di una persona seduta — un oggetto nato per essere scartato, che invece dura, che porta impressa la traccia di un abbraccio. È una metafora potente per una moda che vuole essere più di una superficie, che aspira a lasciare un segno reale. E in questo, la sfilata milanese di Bottega Veneta per l’estate 2027 ha centrato qualcosa di difficile da raggiungere: la capacità di fare di un gesto semplice qualcosa di indimenticabile.

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Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Tags: arte contemporanea Bottega Veneta design sostenibile Fashion Week Milano

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