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Church’s e il Made in UK: come Prada rilancia l’icona britannica della scarpa

Denni Manzatto, presidente di Church's, svela la strategia del Gruppo Prada per il 100% Made in UK e il ritorno alle radici di Northampton.
Redazione Velvet 24 Ottobre 2026
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Church's e il Made in UK: l'intervista a Denni Manzatto sulla strategia del Gruppo Prada
Immagine generata con AI

C’è un momento, durante la Frieze Week londinese, in cui la moda e l’arte si sfiorano in modo quasi casuale — e in quel margine si insinua qualcosa di più sottile e duraturo. È successo il 14 ottobre 2026 al The Hart, un gastropub nel cuore di Londra, dove Church’s ha scelto di riunire ospiti come Alexa Chung, Camille Charrière e Lennon Gallagher attorno a una conversazione che riguarda molto più di una scarpa: riguarda l’identità, la provenienza, e la promessa che il Gruppo Prada sta facendo a uno dei marchi calzaturieri più antichi e rispettati del mondo. Al centro di tutto c’è Denni Manzatto, presidente di Church’s, che ha delineato una visione ambiziosa: riportare la produzione al 100% Made in UK. Una dichiarazione che, nel panorama del lusso contemporaneo, suona tanto come manifesto quanto come piano industriale.

Un marchio di Northampton con un’ambizione globale

Per capire il peso di quella promessa, bisogna prima capire da dove viene Church’s. Il marchio ha le sue radici a Northampton, la città delle Midlands orientali inglesi che per secoli è stata il cuore pulsante della calzatura britannica di qualità. Northampton non è solo un indirizzo: è una tradizione manifatturiera che si misura in generazioni di artigiani, in tecniche tramandate sul banco di lavoro, in pelli selezionate con criteri che il mercato di massa ha da tempo abbandonato. Quando si parla di Church’s made in UK, si parla di questo patrimonio — concreto, materiale, irriproducibile altrove.

Il Gruppo Prada è proprietario di Church’s da anni, e Denni Manzatto ne conosce le dinamiche dall’interno: entrato nel Gruppo Prada nel 2013, ha assunto la guida di Church’s come CEO nel gennaio 2022, per poi diventare Presidente nel febbraio 2026. È una traiettoria che racconta di una fiducia costruita nel tempo, e di una visione strategica che matura con la stessa pazienza con cui si costruisce una scarpa di qualità. Non si improvvisa, né si accelera oltre il necessario.

L’obiettivo del 100% Made in UK non è una trovata di marketing: è una rotta precisa che il marchio sta seguendo con determinazione. In un’epoca in cui la delocalizzazione produttiva ha svuotato molti brand del loro savoir-faire originario, scegliere di invertire la rotta — di “riportare tutto a casa”, come ha titolato LaConceria nel suo approfondimento — è un gesto che richiede coraggio industriale oltre che visione estetica.

Perché il Made in UK è oggi un valore strategico

Nel mercato del lusso contemporaneo, la provenienza è diventata una delle variabili più potenti. I consumatori di fascia alta — e in particolare le generazioni più giovani, quelle che frequentano eventi come la Frieze Week e che seguono voci come Alexa Chung o Camille Charrière — non si accontentano di un logo. Vogliono sapere dove è stata fatta una scarpa, da chi, con quali materiali, in quale contesto. La trasparenza della filiera è passata dall’essere un valore etico a essere un argomento di desiderabilità.

→ Leggi anche: Demna per Gucci: la visione personale completa del designer tra preppy, supermodelle e horsebits

In questo senso, l’impegno di Church’s verso una produzione interamente britannica risponde a una domanda reale del mercato. Ma va anche oltre: è una scelta identitaria che rafforza la narrativa del marchio in modo coerente. Una scarpa Church’s made in UK, prodotta negli stessi stabilimenti di Northampton dove il marchio ha sempre avuto le sue radici, porta con sé un racconto che nessuna campagna pubblicitaria può sostituire. È autenticità strutturale, non costruita.

Il lusso britannico, del resto, ha una sua grammatica specifica: sobria, autorevole, fondata sulla durata piuttosto che sulla stagionalità. Church’s incarna questa grammatica meglio di quasi chiunque altro nel segmento calzaturiero. Il Oxford, il Consul, il Chetwynd: modelli che non inseguono la tendenza ma la sopravvivono, che si portano per decenni e migliorano con il tempo come il cuoio che li compone. Riportare la produzione al 100% in Gran Bretagna significa proteggere questa qualità alla fonte.

Frieze Week, ospiti d’eccezione e la scelta di un contesto culturale

Non è un caso che Church’s abbia scelto la Frieze Week per comunicare la propria strategia. Londra, durante quella settimana di ottobre, è la capitale mondiale dell’arte contemporanea — e il pubblico che la frequenta è esattamente quello a cui Church’s si rivolge: colto, internazionale, attento all’estetica in senso ampio, capace di leggere un oggetto di design oltre la sua funzione immediata.

La scelta del The Hart gastropub come location è anch’essa eloquente: non una sala conferenze, non uno showroom patinato, ma un luogo con carattere e storia, radicato nel tessuto urbano londinese. Un contesto che rispecchia l’approccio del marchio — elegante senza essere freddo, autorevole senza essere distante.

La presenza di Alexa Chung è particolarmente significativa: da anni considerata una delle voci più credibili dello stile britannico contemporaneo, la sua associazione con Church’s non è decorativa ma narrativa. Chung incarna quella versione di eleganza anglofona che mescola eredità e modernità senza sforzo apparente — esattamente la tensione che il marchio sta cercando di abitare. Camille Charrière, con la sua prospettiva franco-londinese e la sua influenza nel mondo della moda digitale, porta invece uno sguardo europeo su un brand che vuole essere riconosciuto oltre i confini nazionali. E Lennon Gallagher, figlio d’arte con un’estetica riconoscibile e una presenza culturale solida, completa un trittico di ospiti che racconta molto della direzione in cui Church’s vuole andare: british, ma aperto; classico, ma contemporaneo.

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Denni Manzatto e la visione del lusso radicato

La figura di Denni Manzatto è centrale in questa trasformazione. Entrato nel Gruppo Prada nel 2013, ha costruito una comprensione profonda delle dinamiche del lusso di alta gamma — non solo dal punto di vista commerciale, ma anche culturale e produttivo. La sua nomina a Presidente di Church’s nel febbraio 2026 arriva in un momento in cui il marchio è chiamato a fare scelte di posizionamento chiare e durature.

La strategia che sta portando avanti non è quella di un rilancio rumoroso, ma di un consolidamento silenzioso e profondo. Riportare la produzione al 100% Made in UK significa investire nelle manifatture di Northampton, significa formare e trattenere maestranze specializzate, significa costruire una filiera corta e controllata che garantisca qualità costante nel tempo. È un progetto che si misura in anni, non in stagioni.

In parallelo, Manzatto ricopre dal febbraio 2026 anche il ruolo di Chief Integration and Transformation Officer presso Versace, altra realtà del lusso internazionale. Una doppia responsabilità che dice molto della fiducia che il sistema del lusso ripone nella sua capacità di gestire trasformazioni complesse senza perdere di vista l’identità dei singoli marchi.

Cosa significa oggi comprare Church’s

Per chi si avvicina a Church’s — o vi ritorna dopo anni — l’impegno verso il Church’s made in UK cambia il significato dell’acquisto. Non si compra solo una scarpa eccellente: si entra in un progetto di recupero e valorizzazione di un saper fare che rischia di scomparire se non viene sostenuto attivamente. Le calzature di Northampton, costruite con la tecnica del Goodyear welt, sono riparabili, durano decenni, si adattano al piede nel tempo. Sono l’antitesi del consumo rapido.

È una proposta che parla a chi cerca oggetti con una storia vera, non simulata. E in un momento in cui il lusso è sempre più saturo di storytelling vuoto, la solidità di una manifattura centenaria — con le sue macchine, i suoi artigiani, i suoi processi — è forse l’argomento di vendita più potente che esista. Per approfondire la visione del marchio e la sua produzione britannica, il sito ufficiale del Gruppo Prada offre ulteriore contesto sulla storia e la strategia industriale.

Quello che sta costruendo Manzatto con Church’s è, in fondo, una scommessa sul tempo lungo — sulla capacità di un marchio di essere ancora rilevante tra vent’anni perché ha scelto di restare fedele a ciò che lo ha reso grande. In un’industria che spesso corre troppo veloce per guardarsi indietro, è una posizione rara. E, proprio per questo, preziosa.

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Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Tags: calzature artigianali church's lusso britannico Made in UK

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