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I sandali capresi: da Tiberio a Jackie Kennedy, la storia del flat più autentico d’Italia

I sandali capresi incarnano l'artigianalità italiana autentica. Scopri la storia affascinante di questo capolavoro di semplicità, dalle origini romane con Tiberio fino al
Redazione Velvet 29 Agosto 2026
I sandali capresi: da Tiberio a Jackie Kennedy, la storia del flat più autentico d'Italia
Immagine generata con AI

Sandali capresi: la storia del flat più autentico d’Italia, da Tiberio a Jackie Kennedy

C’è un sandalo che non ha mai avuto bisogno di un logo in evidenza, di una campagna milionaria o di un testimonial pagato per affermarsi come simbolo assoluto dello stile estivo mediterraneo. I sandali capresi esistono da secoli, si fanno ancora a mano, e continuano a essere il desiderio più autentico di chiunque metta piede sull’isola azzurra — o anche solo sogni di farlo. Suola robusta, cuoio lavorato, forme essenziali: un’estetica che non si spiega, si sente. E che, come tutte le cose davvero belle, ha una storia lunga e affascinante da raccontare.

Le origini antiche: dall’isola di Tiberio al sandalo moderno

Per capire da dove vengono i sandali capresi, bisogna tornare indietro di quasi duemila anni. Secondo la tradizione documentata dagli artigiani dell’isola, i sandali capresi hanno origini antiche: nascono e si evolvono nell’era romana. L’imperatore Tiberio, che scelse Capri come residenza privilegiata e vi trascorse gli ultimi anni del suo regno, vi arrivò calzando i primi sandali in cuoio che anticipano, nella sostanza, ciò che ancora oggi viene prodotto sull’isola.

Non si tratta di una leggenda di marketing, ma di un filo narrativo che gli stessi artigiani capresi custodiscono con orgoglio. L’idea che un imperatore romano abbia calpestato gli stessi scogli, calzando una forma primitiva di quello che noi oggi chiamiamo sandalo caprino, dà a questo accessorio una profondità storica rara nel panorama della moda. Capri, del resto, non è mai stata solo un’isola: è stata rifugio di potenti, meta di artisti, palcoscenico di uno stile di vita che ha ispirato generazioni.

Nel corso dei secoli, la tradizione artigianale dell’isola si è consolidata, trasmessa di bottega in bottega, di generazione in generazione. La lavorazione del cuoio, l’intreccio delle cinghiette, la scelta dei materiali: tutto è rimasto legato a un sapere manuale che resiste all’industrializzazione e che costituisce ancora oggi il cuore identitario di questo prodotto.

Il Novecento e la nascita delle botteghe storiche

È nel Novecento, però, che i sandali capresi conquistano il mondo. Capri, già meta prediletta dell’aristocrazia europea e della nascente jet set internazionale, diventa il luogo dove moda, arte e dolce vita si incontrano. Ed è in questo contesto che nascono le botteghe artigiane che ancora oggi definiscono l’identità del sandalo caprino.

Nel 1946, Amedeo Canfora apre il suo laboratorio proprio di fronte al Grand Hotel Quisisana, nel cuore pulsante della piazzetta. La storia di Canfora è quella di un artigiano che ha saputo trasformare un mestiere antico in un’esperienza di stile contemporanea, senza tradire le proprie radici. La posizione non è casuale: il Quisisana è l’hotel dove si incontra il beau monde internazionale, e avere la bottega di fronte significa avere come clienti i personaggi più influenti del momento.

Nel 1964, nasce un’altra realtà destinata a lasciare il segno: Capri Handmade, che ancora oggi porta avanti la tradizione del sandalo fatto a mano con materiali pregiati, pietre decorative e tessuti preziosi. Queste botteghe non sono semplici negozi: sono atelier dove il sandalo viene costruito su misura, adattato al piede del cliente, scelto nei colori e nei dettagli come se si trattasse di un abito haute couture.

Ed è proprio questa dimensione sartoriale a distinguere il sandalo caprino da qualsiasi altra calzatura estiva. Non si compra un paio di sandali capresi come si compra un infradito da spiaggia: si sceglie il cuoio, si decide l’altezza della cinghietta, si opta per un dettaglio in metallo o per una pietra colorata. È un rito, e come tutti i riti, ha il suo fascino irresistibile.

Jackie Kennedy e il modello ‘K’: quando la moda incontra la storia

Se c’è un momento in cui i sandali capresi diventano leggenda globale, è l’agosto del 1962. Jacqueline Kennedy, già First Lady degli Stati Uniti e già icona di stile riconosciuta in tutto il mondo, trascorre le vacanze a Capri. E durante quel soggiorno, indossa esclusivamente i sandali di Canfora.

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La storia è documentata: Jackie O’ entra nella bottega di Amedeo Canfora, sceglie i suoi sandali, e da quell’incontro nasce qualcosa di speciale. Il modello ‘K’ — la K è un omaggio diretto a Kennedy — viene creato dall’incontro tra il design di Canfora e il gusto personale di Jackie: un sandalo impreziosito da catene dorate, elegante nella sua semplicità, perfetto per una donna che sapeva come far parlare di sé attraverso i dettagli. Canfora aveva già servito Grace Kelly e la Principessa Margaret, ma il legame con Jackie Kennedy trasforma definitivamente la bottega in un indirizzo di culto internazionale.

Cosa rende questo episodio così significativo, al di là della cronaca mondana? Il fatto che Jackie Kennedy non fosse semplicemente una cliente famosa: era una donna con un gusto infallibile, capace di riconoscere la qualità autentica e di rifiutare il superfluo. Scegliere i sandali capresi — artigianali, essenziali, lontani dalla logica del lusso ostentato — era una dichiarazione di stile precisa. E quella dichiarazione risuona ancora oggi, sessant’anni dopo.

Anche Ingrid Bergman, che a Capri aveva un legame personale profondo, è annoverata tra le grandi estimatrici dei sandali capresi. Attrici, regine, intellettuali, artiste: il sandalo caprino ha attraversato il Novecento calzato da donne che avevano in comune una cosa sola, il gusto per l’autentico.

L’estetica del sandalo caprino: semplicità come forma di lusso

Parlare dei sandali capresi significa parlare di un’estetica precisa, che si potrebbe definire il lusso della sottrazione. In un’epoca in cui la moda spesso urla, il sandalo caprino sussurra — e per questo si sente di più.

Il design tradizionale prevede una suola robusta, generalmente in cuoio o materiali naturali, e un sistema di cinghiette che fascia il piede in modo funzionale ma elegante. Le varianti sono infinite: dal modello più minimale, con una semplice fascetta sull’avampiede, alle versioni più elaborate con intreccio alla caviglia, dettagli in metallo dorato, pietre colorate o inserti in tessuto prezioso. I sandali capresi vengono decorati con pietre e tessuti pregiati, e questa possibilità di personalizzazione è parte integrante della loro identità.

Ciò che non cambia, in nessuna versione, è la filosofia di fondo: il piede quasi nudo, la semplicità della forma, la qualità dei materiali. Non c’è tacco, non c’è struttura artificiale, non c’è nulla che distragga dall’essenziale. Eppure, indossati con il giusto outfit, i sandali capresi trasformano ogni look in qualcosa di memorabile.

Questo è il paradosso del sandalo caprino: è il capo più semplice del guardaroba estivo, eppure è quello che fa la differenza. Perché la semplicità autentica — quella che nasce dalla qualità dei materiali e dalla maestria artigianale, non dalla pigrizia del design — è la forma di lusso più difficile da raggiungere e più facile da riconoscere.

Come abbinare i sandali capresi: guida allo styling contemporaneo

La bellezza dei sandali capresi, dal punto di vista stilistico, è la loro versatilità. Funzionano con quasi tutto, ma funzionano meglio quando vengono abbinati con la stessa logica che li ha creati: naturalezza, qualità, essenzialità.

Con i look da spiaggia e resort

I sandali capresi: da Tiberio a Jackie Kennedy, la storia del flat più autentico d'Italia (2)
Immagine generata con AI

Il contesto originale è ancora quello più efficace. Un abito in lino bianco o ecru, fluido e leggero, con i sandali capresi in cuoio naturale è una combinazione senza tempo. Stessa logica per il kaftan in cotone, il pareo annodato in vita, il completo in mussola. I colori neutri del cuoio — dal beige chiaro al cognac, dal marrone al nero — si sposano con qualsiasi palette, ma trovano la loro massima espressione con i toni del bianco, del sabbia, del terracotta e del blu mediterraneo.

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Con i jeans e il casual estivo

I sandali capresi funzionano benissimo anche lontano dalla spiaggia. Con un paio di jeans a vita alta, tagliati raw hem o leggermente svasati, e una camicia in seta o in cotone leggero, creano un look da giorno impeccabile. La chiave è mantenere la stessa leggerezza nel resto dell’outfit: niente accessori pesanti, niente sovrastrutture. Borsetta in rafia o in pelle naturale, qualche gioiello in oro, e il gioco è fatto.

Con i vestiti da sera casual

Una delle combinazioni più sorprendenti — e più riuscite — è quella con un abito da sera in tessuto nobile ma dalla silhouette semplice. Un vestito lungo in seta, un jumpsuit in crepe, un abito midi in raso: abbinati ai sandali capresi, perdono qualsiasi rigidità formale e acquisiscono quella leggerezza tipicamente italiana che è difficile da definire ma impossibile da ignorare. È esattamente il tipo di look che Jackie Kennedy avrebbe approvato.

I dettagli che fanno la differenza

  • Optate per versioni con dettagli in oro se cercate un effetto più glamour; il cuoio naturale senza decorazioni è perfetto per un look più minimal.
  • Le versioni con cinghiette alla caviglia allungano visivamente la gamba e funzionano bene con gonne midi e abiti lunghi.
  • Le pietre colorate — turchese, corallo, ambra — aggiungono un tocco di colore senza appesantire il look.
  • Se siete alle prime armi con questo tipo di sandalo, partite da un modello in cuoio naturale o nero: è il più versatile e il più facile da abbinare.
  • La pedicure è fondamentale: con i sandali capresi il piede è protagonista, e un colore smalto ben scelto completa il look in modo significativo.

L’artigianalità italiana oggi: perché i sandali capresi sono ancora rilevanti

In un mercato della moda dominato dalla produzione di massa, dalla fast fashion e dall’omologazione globale, i sandali capresi rappresentano qualcosa di prezioso e sempre più raro: un prodotto che nasce dalle mani di un artigiano, che porta con sé la memoria di un luogo e di una tradizione, e che migliora con il tempo invece di deteriorarsi.

Il cuoio di qualità, lavorato correttamente, si ammorbidisce e si adatta al piede con l’uso, diventando sempre più comodo e personale. Un paio di sandali capresi ben curati può durare anni, accompagnando il proprietario in ogni estate con la stessa eleganza della prima volta. Questa è la logica opposta a quella della moda usa-e-getta, e in un momento in cui la sostenibilità è diventata un valore imprescindibile, il sandalo caprino si rivela anche una scelta etica oltre che estetica.

Le botteghe storiche di Capri continuano a lavorare come hanno sempre fatto, spesso con le stesse famiglie che portano avanti il mestiere di generazione in generazione. Acquistare un paio di sandali capresi direttamente sull’isola è ancora oggi un’esperienza che vale il viaggio: sedersi nello sgabello della bottega, scegliere il cuoio, discutere dei dettagli con l’artigiano, aspettare che il sandalo venga costruito su misura. È una forma di lusso che non ha nulla a che fare con il prezzo, e tutto a che fare con il valore.

Per chi non può raggiungere Capri di persona, molte botteghe storiche hanno aperto canali di vendita online che permettono di ordinare sandali personalizzati con spedizione in tutto il mondo. La qualità artigianale rimane la stessa; cambia solo il rituale dell’acquisto.

Domande frequenti sui sandali capresi

Come si scelgono i sandali capresi giusti?

Partite dalla forma del piede e dall’uso che ne farete. Per un uso quotidiano e versatile, un modello con fascetta sull’avampiede e cinghietta alla caviglia in cuoio naturale è la scelta più pratica. Per un look più ricercato, optate per versioni con dettagli in metallo dorato o pietre colorate. Se li acquistate su misura, comunicate con precisione la larghezza del piede: il sandalo caprino deve fasciare senza stringere.

I sandali capresi sono adatti anche per chi ha piedi larghi?

Assolutamente sì, anzi: il fatto che vengano spesso realizzati su misura li rende particolarmente adatti a chi ha difficoltà a trovare calzature comode. L’artigiano può adattare la larghezza delle cinghiette e la posizione degli attacchi per garantire il massimo comfort.

Come si mantengono i sandali capresi nel tempo?

Il cuoio va nutrito periodicamente con prodotti specifici per la pelle, e i sandali vanno conservati lontano dall’umidità. Dopo l’uso in spiaggia o a contatto con l’acqua salata, è consigliabile pulirli con un panno umido e lasciarli asciugare all’ombra. Con le giuste cure, durano molte stagioni.

Un sandalo che è già un viaggio

I sandali capresi non sono semplicemente un accessorio estivo: sono un punto di vista sul mondo, una scelta di campo a favore dell’autenticità, della qualità e della bellezza senza eccessi. Dalla Villa Jovis di Tiberio alle vacanze di Jackie Kennedy, dalla piazzetta di Capri ai piedi di chi li indossa oggi in ogni angolo del mondo, questo sandalo porta con sé una storia che vale la pena conoscere — e un’eleganza che vale la pena indossare. Investire in un paio di sandali capresi autentici significa portare con sé un pezzo di cultura italiana, un oggetto che migliora con il tempo e che racconta, a chi sa guardare, tutto quello che c’è da sapere sul gusto di chi lo calza.

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Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Tags: artigianalità italiana calzature tradizionali Capri moda mediterranea sandali capresi storia della moda

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